News

Segui gli aggiornamenti di Studio Gaeta, Consulenza del Lavoro

Novità Ammortizzatori sociali 2018 dalla legge di bilancio

26 marzo 2018

La Legge di Bilancio per il 2018 (Legge 205/2017) contiene varie disposizioni in materia di ammortizzatori sociali, tra cui si segnalano le seguenti:

Raddoppio del ticket per licenziamenti collettivi
Dal 1° gennaio 2018, per ciascun licenziamento effettuato nell’ambito di un licenziamento collettivo da parte di un datore di lavoro tenuto alla contribuzione per il finanziamento della Cigs, l’aliquota percentuale di cui all’articolo 2, comma 31, L. 92/2012, è innalzata dal 41% all’82%, fatti salvi i licenziamenti effettuati a seguito di procedure di licenziamento collettivo avviate entro il 20 ottobre 2017.
Ciò significa che il contributo di licenziamento è, per questi casi, raddoppiato.

Accordo di ricollocazione
Un’altra novità prevede l’introduzione, con l’inserimento dell’art. 24 bis nell’ambito del D.Lgs. n. 148/2015, di una peculiare forma di “accordo di ricollocazione” che ha lo scopo di limitare il ricorso al licenziamento all’esito dell’intervento CIGS, nei casi di riorganizzazione ovvero di crisi aziendale per i quali non sia espressamente previsto il completo recupero occupazionale, con l'indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero. I lavoratori rientranti nei predetti ambiti o profili interessati possono richiedere all'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) entro trenta giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso accordo, l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione al fine di ottenere un servizio intensivo di assistenza nella ricerca di un altro lavoro. Ai lavoratori ammessi all'assegno di ricollocazione non si applica l'obbligo di accettazione di un'offerta di lavoro congrua.
Il lavoratore che, nel periodo in cui usufruisce del servizio, accetta l'offerta di un contratto di lavoro con altro datore, la cui impresa non presenti assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa del datore in essere:
● Beneficia dell'esenzione dal reddito imponibile ai fini Irpef delle somme percepite in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro, entro il limite massimo di 9 mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto (ulteriori eventuali somme pattuite nella stessa sede sono soggette al regime fiscale applicabile ai sensi della disciplina vigente);
● Ha diritto altresì alla corresponsione di un contributo mensile pari al 50% del trattamento straordinario di integrazione salariale che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto.
Ferma restando l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, al datore di lavoro che assume tale lavoratore è riconosciuto l'esonero dal versamento del 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Inail, nel limite massimo di 4.030 euro su base annua, annualmente rivalutato. L'esonero è riconosciuto per non più di:
● 18 mesi, nel caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato;
● 12 mesi, nel caso di assunzione con contratto a tempo determinato, più ulteriori 6 mesi nel caso in cui il contratto venga trasformato a tempo indeterminato nel corso del suo svolgimento.

Proroga Cigs per riorganizzazione o crisi aziendale
Nel D.Lgs. 148/2015 è stato inserito l’articolo 22-bis, riguardante la possibilità di proroga dell’intervento CIGS per riorganizzazione e crisi aziendale. Le aziende interessate potranno in questo modo beneficiare di un ulteriore periodo di integrazione salariale. La possibilità di proroga è prevista solo per gli anni 2018 e 2019 e solo per le imprese che hanno un organico superiore a 100 unità lavorative ed entro il limite massimo complessivo di spesa di 100 milioni di euro per ciascuno dei medesimi anni, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del lavoro con la presenza della Regione interessata, o delle Regioni interessate nel caso di imprese con unità produttive coinvolte ubicate in 2 o più Regioni.
La proroga potrà essere concessa, può essere concessa:
● Sino al limite massimo di 12 mesi, nel caso in cui il programma di riorganizzazione aziendale sia caratterizzato da investimenti complessi non attuabili nel limite temporale di durata di 24 mesi, o qualora il programma di riorganizzazione aziendale presenti piani di recupero occupazionale per la ricollocazione delle risorse umane e azioni di riqualificazione non attuabili nel medesimo limite temporale;
● Sino al limite massimo di 6 mesi, qualora il piano di risanamento presenti interventi correttivi complessi volti a garantire la continuazione dell'attività aziendale e la salvaguardia occupazionale, non attuabili nel limite temporale di durata di 12 mesi.
Per essere ammessi all'intervento l’impresa dovrà:
● Stipulare un accordo sindacale in sede governativa presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la presenza della regione interessata;
● Presentare piani di gestione volti alla salvaguardia occupazionale, che prevedano specifiche azioni di politiche attive concordati con la Regione interessata, o con le Regioni interessate nel caso di imprese con unità produttive coinvolte ubicate in 2 o più Regioni.

Settore pesca
La Legge di Bilancio ha introdotto importanti misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti da imprese adibite alla pesca marittima, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca di cui alla L. 250/1958, durante le pause d’interruzione dell’attività.
n particolare, la manovra prevede che nel periodo di sospensione dell’attività lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo obbligatorio venga riconosciuta per l’anno 2018, per ciascun lavoratore, un’indennità giornaliera onnicomprensiva pari a 30 euro, nel limite di 11 milioni di euro.
Le modalità attraverso cui avverrà il pagamento dell’indennità saranno fornite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Inoltre, dall'anno 2018 e nel limite di spesa di 5 milioni di euro annui, a ciascuno dei soggetti citati è altresì riconosciuta la medesima indennità giornaliera onnicomprensiva fino a un importo massimo di 30 euro nel periodo di sospensione dell'attività lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo non obbligatorio, per un periodo non superiore complessivamente a 40 giorni in corso d'anno.

Aree di crisi industriale complessa
Al fine del completamento dei piani di recupero occupazionale previsti, le restanti risorse finanziarie già ripartite tra le Regioni possono essere destinate, nell'anno 2018, dalle predette Regioni, alla proroga della Cigs e della mobilità in deroga.
Alle stesse aree di crisi industriale complessa riconosciute nel periodo dall’8 ottobre 2016 al 30 novembre 2017 può essere concesso, non oltre il 31 dicembre 2018, un trattamento di mobilità in deroga della durata massima di dodici mesi, a favore dei lavoratori che cessano la mobilità ordinaria o in deroga nel semestre dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2018, previo accordo stipulato presso il Ministero del lavoro con l'intervento del Ministero dello sviluppo economico e della regione competente, nell'ambito del limite di spesa complessivo stabilito. L'impresa deve presentare un piano di recupero occupazionale che preveda specifici percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la Regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori, dichiarando contestualmente che non ricorrono le condizioni per la concessione del trattamento di integrazione salariale straordinaria secondo le disposizioni del D.Lgs. 148/2015.
Nelle medesime aree può inoltre essere concesso un trattamento di mobilità in deroga, della durata massima di 12 mesi, in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2018 e nell'ambito del limite di spesa complessivo stabilito, a favore dei lavoratori che cessano la mobilità ordinaria o in deroga nel semestre dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2018, prescindendo anche dall'applicazione dei criteri di cui al D.M. 83473/2014, a condizione che a tali lavoratori siano contestualmente applicate misure di politica attiva, individuate in un apposito piano regionale, da comunicare al Ministero del lavoro e all'Anpal. Il lavoratore decade dalla fruizione del trattamento qualora trovi nuova occupazione a qualsiasi titolo.
Infine, al fine del compimento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali incardinate presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle Regioni, nel limite massimo del 50% delle risorse loro assegnate ai sensi dell'articolo 44, comma 6-bis, D.Lgs. 148/2015, le Regioni, a seguito di specifici accordi sottoscritti dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle stesse Regioni, possono autorizzare, per un periodo massimo di 12 mesi, le proroghe in continuità delle prestazioni di cassa integrazione guadagni in deroga concesse entro la data del 31 dicembre 2016 e aventi durata con effetti nell'anno 2017.

F.I.S.
La Legge di Bilancio 2018 prevede un intervento anche un incremento al limite massimo
di erogazione delle prestazioni da parte del Fondo di Integrazione Salariale (F.I.S.) nei confronti del singolo soggetto datoriale (“tetto aziendale”).
Il Fondo garantisce un assegno di solidarietà e, per i soggetti datoriali che occupano mediamente più di quindici dipendenti, l’assegno ordinario per le causali ammesse dalla legge, per una durata massima di 26 settimane in un biennio mobile.

Esodo anticipato pensionandi
Nei casi di eccedenza di personale, accordi tra datori di lavoro che impieghino mediamente più di 15 dipendenti e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale possono prevedere che il datore di lavoro si impegni a corrispondere ai lavoratori una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, e a corrispondere all'Inps la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento, al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori più anziani.
​Per affrontare gli impatti occupazionali derivanti dalla transizione dal vecchio al nuovo assetto del tessuto produttivo, limitatamente al periodo 2018-2020, il periodo nel quale i lavoratori coinvolti nel programma debbono raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento, di vecchiaia o anticipato, già previsto in 4 anni, può essere elevato a 7 anni.