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Chiarimenti riguardo ai lavoratori fragili

01 ottobre 2020

Il Ministero del lavoro, congiuntamente al Ministero della salute, ha emanato, il 4 settembre 2020, la circolare n. 13, con la quale fornisce, nel contesto delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2, alcuni importanti chiarimenti riguardo ai lavoratori e alle lavoratrici “fragili”.

I Ministeri, rilevando che nell’attuale fase continua a rivelarsi fondamentale la sorveglianza sanitaria, soprattutto nei confronti di particolari categorie di lavoratori, sottolinea l’importanza del ruolo del medico competente. Esso deve essere coinvolto nell’identificazione dei soggetti c.d. fragili anche in relazione all’età.

All’epoca, il documento tecnico predisposto dal Comitato tecnico scientifico e pubblicato dall’Inail il 23 aprile 2020 rilevava una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione (>55 anni) nonché in presenza di co-morbilità tali da caratterizzare una condizione di maggiore rischio. I dati epidemiologici più recenti hanno chiaramente mostrato una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione in presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative.

 

Il concetto di fragilità, quindi, allo stato attuale, va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti, che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto.

 

Con specifico riferimento all’età, va chiarito che tale parametro, da solo, anche sulla base delle evidenze scientifiche, non costituisce elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità nelle fasce di età lavorative. Peraltro, se quale parametro venisse individuata solo l’età, non sarebbe necessaria una valutazione medica per individuarla.

 

Visto quanto premesso, operativamente, i datori di lavoro dovranno assicurare la possibilità, a tutti i lavoratori, di richiedere l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio da SARS-CoV-2. Le eventuali richieste dovranno essere corredate dalla documentazione medica relativa alla patologia diagnosticata (con modalità che garantiscano la protezione della riservatezza), a supporto della valutazione del medico competente.

 

Si ricorda che i datori di lavoro, anche in assenza di specifica previsione normativa circa l’obbligo di sorveglianza sanitaria, potranno nominare il medico competente, in base alla valutazione del rischio, ai fini della massima tutela dei lavoratori fragili, su richiesta degli stessi lavoratori. Il datore di lavoro potrà inviare il lavoratore a visita presso enti pubblici e istituti specializzati di diritto pubblico (Inail, As, etc.). Ai fini della valutazione della condizione di fragilità, il datore di lavoro dovrà fornire al medico incaricato di emettere il giudizio una dettagliata descrizione della mansione svolta dal lavoratore o dalla lavoratrice e della postazione/ambiente di lavoro dove presta l’attività, nonché le informazioni relative all’integrazione del documento di valutazione del rischio, in particolare con riferimento alle misure di prevenzione e protezione adottate per mitigare il rischio da SARS-CoV-2, in attuazione del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020. All’esito di tale valutazione, il medico esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, le soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore, riservando il giudizio di inidoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative. Resta ferma la necessità di ripetere periodicamente la visita anche alla luce dell’andamento epidemiologico e dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche in termini di prevenzione, diagnosi e cura.

In ultimo, viene ricordato che la programmazione delle visite mediche dovrà essere organizzata in modo tale da evitare l’assembramento e garantire le idonee misure di sicurezza (distanziamento, igiene delle mani, etc.).

 Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.