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Infortunio sul lavoro, di chi è la responsabilità?

01 marzo 2018

Che il lavoratore debba essere assistito dal datore di lavoro e che quest’ultimo debba garantire i doveri e gli obblighi intesi a garantire la suddetta assistenza e sicurezza in caso di infortuni o malattie professionali nasce dalla necessità di attuare i principi riconosciuti dalla nostra stessa Costituzione: art. 32 - tutela della salute nei luoghi di lavoro, art. 35 - tutela del lavoro, art.38 - tutela del lavoratore in caso di infortunio o malattia, art. 41 l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana, nonché ribaditi dalle norme dell’ordinamento dello Stato Italiano.
Inoltre, in base alle statuizioni dell’art. 2087 del Codice Civile e del D.Lgs. 81/08 il datore di lavoro è costituito garante dell’integrità fisica e della salvaguardia della personalità morale dei prestatori di lavoro per cui, qualora non ottemperi agli obblighi di tutela, l’evento lesivo che si verifichi ai danni del lavoratore o di terzi gli viene imputato in forza del meccanismo previsto dall’art. 40, comma 2, codice penale che prevede “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

In base all’articolo 2049 c.c. il datore di lavoro è responsabile anche quando l’omissione delle misure di sicurezza sia stata effettuata direttamente da altra persona da lui incaricata nell’ambito delle mansioni a lui conferite. In altri termini, il datore di lavoro risponde dei danni causati da violazione di misure di sicurezza compiuti dai suoi sorveglianti o preposti.
Visto che la responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 c.c. è di natura contrattuale, ai fini del relativo accertamento, spetta al lavoratore che lamenti di aver subito un danno alla salute a causa dell’attività lavorativa svolta, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, e il nesso tra i due elementi, mentre grava sul datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia provato tali circostanze, l’onere di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno.
La Cassazione sezione lavoro con la sentenza n. 25395/2015 sostiene che “ai fini dell’applicazione dell’art. 2087 cod. civ., in forza del quale è configurabile la responsabilità del datore di lavoro in relazione ad un infortunio che sia riconducibile ad un comportamento colpevole del datore, alla violazione di uno specifico obbligo di sicurezza da parte dello stesso o al mancato apprestamento di misure idonee alla prevenzione di ragioni di danno per i lavoratori dipendenti, non può esigersi dal datore di lavoro la predisposizione di accorgimenti idonei a fronteggiare cause d’infortunio del tutto imprevedibili”.
Pertanto, in caso di infortunio subito dal lavoratore soltanto la cosiddetta “condotta abnorme” posta in essere da quest’ultimo esonera da responsabilità il datore di lavoro; diversamente scatta sempre la colpa di quest’ultimo per carenza di dispositivi di sicurezza poiché la stessa non può essere sostituita dall’affidamento sull’osservanza, da parte del lavoratore, di una condotta prudente e diligente.
La responsabilità del datore di lavoro non esclude però la concorrente responsabilità del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) che, anche se è privo dei poteri decisionali e di spesa, può essere ritenuto corresponsabile del verificarsi di un infortunio ogni qualvolta questo sia riconducibile oggettivamente ad una situazione pericolosa che avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare.