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Telecamere nascoste nei luoghi di lavoro

06 novembre 2019

Secondo lo Statuto dei Lavoratori, gli impianti audiovisivi e tutti gli altri strumenti volti al controllo a distanza dell’operato dei lavoratori, possono essere utilizzati solo per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza, intesa in senso ampio, e per tutelare i beni dell’azienda. La loro installazione va operata:

  • previo accordo con la Rsu o la Rsa;
  • previo accordo con le associazioni sindacali più rappresentative, quando l’azienda ha sedi in diverse province o regioni;
  • in mancanza di accordo, con autorizzazione della INL relativa all’area geografica della sede oppure, in caso di sedi dislocate in diverse province o regioni, con l’autorizzazione della sede centrale dell’INL

Deve essere ovviamente rispettata la normativa sulla privacy vigente e i lavoratori devono essere informati delle modalità d’uso e dei controlli, al fine di poter utilizzare le informazioni raccolte per regolare i rapporti di lavoro stessi.

La sentenza della Corte Europea

Di grande rilievo la sentenza con la quale la Corte Europea dei Diritti Umani si è espressa a riguardo, ritenendo lecita l’installazione delle telecamere nascoste, quando vi sono i giusti presupposti per sospettare furti, o comunque danni, al patrimonio aziendale. Oltretutto, nella sentenza, viene sottolineato quanto l’area di ripresa debba essere circoscritta, tenendo le telecamere in funzione per periodi di tempo limitati e utilizzare le immagini solo col fine di provare i furti o i danni commessi.

La posizione del Garante per la Privacy

Non si è fatto attendere troppo il commento, a tale sentenza, del Garante per la privacy che, il 17 ottobre 2019, ha promulgato un comunicato stampa, nel quale sottolinea quanto non sia accettabile che la cosiddetta “sorveglianza occulta” divenga una prassi comune o ordinaria. Secondo il Garante, i controlli devono essere proporzionati e, seppur la sentenza giustifica la presenza delle telecamere nascoste, essa sottolinea l’importanza del principio di proporzionalità al fine di legittimare i controlli sul lavoro.

In sostanza, si consente la videosorveglianza occulta solo se in presenza di tutti i dovuti presupposti (illeciti, furti, danni all’azienda) e con modi e tempi ben definiti, al fine di ottenere le giuste prove e limitare i controlli su tutti i lavoratori. Il principio da seguire per legittimare tali tipi di controlli sul lavoro resta, quindi, la proporzionalità e la non eccedenza.

Se vuoi approfondire l’argomento oppure hai qualche domanda a riguardo, contattaci. Il team dello Studio Gaeta è a tua totale disposizione.